La paura della complessità
Maggio 2026
A fine aprile, al festival Rendez-vous Québec Cinéma di Montreal, per la prima volta nella storia è stato proiettato un film a velocità 1,5x.
Hanno preso Amour apocalypse di Anne Émond (durata: cento minuti) e l’hanno fatto scendere fino a 66 minuti.
La rassegna l’avevano battezzata, ironicamente (?), Les Moins Longs Métrages: i lungometraggi meno lunghi.
Motivazione ufficiale: avvicinare al cinema la Gen Z, quella che su TikTok e YouTube e ormai pure sui podcast ha il dito perennemente sul tasto del fast forward.
Il film, dettaglio che nessuno sceneggiatore avrebbe osato, parlava di catastrofe climatica.
La regista, va detto, non ha esultato. Ha ammesso un certo disagio nel vedere la distanza tra ciò che aveva girato e quella versione con l’acceleratore premuto.
E qui sta già, in piccolo, tutta la storia che vogliamo raccontarvi: il panico che ci stiano semplificando la realtà. Ma poi: “ci stiano”, chi? Forse ci stiamo.
Il caso che ha fatto più rumore, prima di Montreal, l’aveva sollevato Matt Damon e lo racconta IlPost in un recente articolo: “Serie e film stanno davvero diventando più facili?”
A gennaio, da Joe Rogan, mentre lanciava il suo film Netflix The Rip, ha raccontato come è cambiato il mestiere dell’attore e dei registi.
Un film d’azione, una volta, si reggeva su tre scene madri: una per atto, e quella più costosa e fragorosa tenuta per il gran finale. Adesso, dice, la richiesta è un’altra: una scena enorme nei primissimi minuti, per inchiodare lo spettatore prima che scappi.
E soprattutto, la frase diventata virale, ripetere la trama tre o quattro volte nei dialoghi, perché chi guarda è distratto dal proprio telefono. Letta così, suona come un certificato di morte per le sceneggiature. E così, in effetti, l’hanno interpretata in molti.
Solo che a quella lettura mancano dei pezzi, e sono i pezzi interessanti.
Il primo è che Netflix ha reagito malissimo all’accusa. A marzo, davanti alla stampa, il responsabile dei film Dan Lin ha tagliato corto: nessun principio del genere, le trame non le ripetiamo, non si sa nemmeno da dove esca questa storia.
La capa dei contenuti Bela Bajaria è andata giù più dura, definendo l’idea offensiva verso chi i film li scrive e li dirige: come se davvero dessimo una nota simile e come se davvero qualcuno la eseguisse. Chiosa, con un certo gusto: haters gonna hate.
Il secondo pezzo mancante è che la storia è vecchia. L’accusa di “rincretinimento” la rispolveriamo a ogni cambio di tecnologia, e ha sempre lo stesso sapore.
Già un anno fa il Guardian aveva costruito un’inchiesta intorno al concetto di “casual viewing”. Quei film pensati per essere guardati mentre fai altro.
Reale, per carità.
Ma Netflix (come i suoi competitor, del resto) è una macchina enorme, e dentro ci sta una cosa e il suo contrario. È la piattaforma del casual viewing ed è la stessa di Adolescence, quella delle inquadrature lunghissime sulle nuche, delle auto in cui non parla nessuno, del silenzio che pesa addosso. Convivono. Hanno sempre convissuto.
Perché la verità scomoda è che la televisione corteggia lo spettatore distratto da quando la televisione esiste.
Non è arrivato Instagram a inventare la distrazione: ha solo offerto uno schermo più seducente e logisticamente accessibile dove ritrovarla.
Cambia il device, resta il sospetto che il pubblico stia franando verso il basso, un sospetto che ci portiamo dietro da decenni e che, puntualmente, viene confermato e smentito allo stesso tempo.
Nello stesso giro di mesi in cui Damon raccontava le note di Netflix, le sale si riempivano per cose tutt’altro che facili. Un battaglione di spettatori paga il biglietto per i film di Christopher Nolan, la cui firma è proprio l’essere complicati fino al dispetto. Tiene Dune, tiene il cinema che chiede di stare attenti. E il fenomeno forse più sorprendente di questi anni è la fioritura dell’horror “intellettuale”: film che pretendono di farti pensare, e che la gente sceglie di guardare al buio, in sala, telefono in tasca e piatti non lavati.
La domanda di complessità non è scomparsa: si è fatta più selettiva, più affamata.
Le cose facili ci scivolano addosso mentre guardiamo altrove; quelle difficili ce le scegliamo, e gli diamo tutta l’attenzione che chiedono, proprio perché intorno c’è un oceano di roba che possiamo bere con mezzo cervello.
Lo spettatore distratto e quello appassionato non sono due specie nemiche: spesso sono la stessa persona in due serate diverse.
A volte vogliamo il rumore di fondo, mentre altre vogliamo qualcosa che ci obblighi a spegnere tutto il resto.
Quindi no, non stiamo rincretinendo. O forse non del tutto.
Scherzi a parte, stiamo decidendo, ogni sera, dove posare la nostra attenzione. Questo sì. A quale industria capitalista regalarla, direbbe qualcuno.
Ed è un potere molto più grande di quanto sembri.
Imparare a esercitarlo è una (nuova) forma di responsabilità.
Nessun festival, per quanto in fretta proietti, può accelerarlo al posto nostro.
Grazie per averci letto anche questo mese,
Alessandro, Francesca, Gabriele
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📌 Cos’è successo su SALT a maggio?
Golding scriveva che “l’uomo produce il male come le api producono il miele”. La nuova serie BBC su Il signore delle mosche, invece, sembra chiedersi un’altra cosa: e se quei ragazzi fossero già stati contaminati prima ancora dello schianto? Se la crudeltà non nascesse sull’isola, ma arrivasse direttamente dal mondo degli adulti, dalle pressioni, dalla competizione, dall’educazione? Ne abbiamo parlato qui.
Questo mese ci ha fatto particolarmente piacere la richiesta di una nostra lettrice di pubblicare alcune sue poesie. È bello per noi poter offrire un piccolo rifugio alle parole degli altri, soprattutto quando arrivano con questa grazia.
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📌 Facciamo un SALTo #1 | Pantelleria
Nelle scorse settimane, se ci leggete, vi sarete probabilmente accorti che vi abbiamo bombardato accennato la notizia del nostro
🥁 rullo di tamburi 🥁
primo prodotto editoriale!
(woooooooooooooooooooooo)
Ebbene sì.
Qualora non l’avessimo ripetuto abbastanza, si chiama Facciamo un SALTo #1 | Pantelleria e dentro ci abbiamo messo quasi due anni di appunti, ricerche, riletture, dettagli salvati al momento giusto e quella nostra solita ostinazione un po’ maniacale che scatta quando una cosa ci sta davvero a cuore.
È una guida narrativa, un modo di raccontare un luogo come piace a noi: senza fretta, senza l’ansia di dirvi tutto, ma con il desiderio di raccontarvi bene qualcosa.
Per noi è una soddisfazione enorme.
E siamo molto felici di poterla finalmente condividere con voi.
La guida è gratuita e se volete aiutare SALT a continuare con questo progetto narrativo (e non solo!), potete contribuire con una donazione qui:
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📌 Letture eSALTanti, consigliate o semplicemente necessarie
Il festival di Cannes è stato vinto da Fjord, interpretato da due attori straordinari come Sebastian Stan e Renate Reinsve (che abbiamo recentemente visto anche in Sentimental Value). È un film che farà parlare di sé, anche perché parla di un tema controverso senza dare (così dice il regista) franchi giudizi e perché la storia ricorda alcuni fatti di cronaca anche italiana, come la vicenda della “famiglia del bosco”.
Vietare i cellulari a scuola serve? Al di fuori delle polemiche da bar (signora mia ai tempi miei), cosa dice la Scienza? Il primo grande studio su questo tema sembra dire che i professori sono più contenti, ma i risultati scolastici e accademici non cambiano! Dal NYT!
“C’è qualcosa di profondamente osceno nel modo in cui un Paese intero, di nuovo, si è seduto a tavola davanti a Garlasco con tovagliolo e forchetta. Non è inchiesta, è consumo, vita ridotta a content.” Roberto Saviano ha forse dato voce a ciò che tutti pensiamo da qualche mese a questa parte su una vicenda che giorno dopo giorno ci lascia sempre più sconcertati.
Uno studio inglese mostra che è più probabile avere personaggi che si chiamano Chris oppure animali parlanti (noi morti) come protagonisti dei film mainstream, piuttosto che donne sopra i 60 anni. Già conoscevamo il test di Bechdel, che pur non parlando della qualità del film, ci parlava di come le donne siano spesso minoritarie nell’industria, ma questo nuovo dato dovrebbe far riflettere. Avete presente The Substance? Ecco qui.
WeRoad raccoglie 58 milioni di euro, con un round guidato dal colosso Airbnb, per accelerare la crescita internazionale e lanciare la sfida al mercato statunitense. La travel tech italiana, specializzata in viaggi di gruppo per Millennials e Gen Z, punta a consolidare il proprio ruolo globale dopo aver superato i 300.000 viaggiatori in Europa. Forse vi sembrerà poca roba, ma è una notizia pazzesca per l’ecosistema startup/scaleup italiano. Qui per approfondire.
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📌 Tutto quello che ci SALTa in mente
Ogni mese segnalazioni, novità, cose accadute, insomma… cose random, da SALT!
LEGO ha rivelato che uscirà il set di mattoncini più grande mai realizzato ed è dedicato - ovviamente - al Signore degli Anelli: è Minas Tirith. La bianca città di Gondor, pronta ad approdare nei vostri salotti.
Non sappiamo se tutti siano come noi appassionati, (ma ovvio che sì) e abbiano necessità di sentire questa notizia ma: col nuovo doppiaggio della versione restaurata di Principessa Mononoke di Hayao Miyazaki scompare l’iconico “dio bestia” per essere sostituito da un più politically correct “cervo sacro”. Ok, ne capiamo il razionale, ma farà molto meno ridere. Per non dimenticare:
Buone notizie per Milano! Santeria Toscana trasformerà entro fine 2026 un’area asfaltata in Giardino Manifesto, uno spazio verde capace di assorbire e gestire l’acqua piovana, mitigare il calore urbano e ospitare attività culturali. Il progetto si presenta come un modello di rigenerazione climatica e culturale aperto al quartiere. Daje!
Il Festival di Cannes ci ha anche regalato una serie di film che non vediamo l’ora di vedere, a partire da Hope, per proseguire con Minatura, The Black Ball ecc. QUANDO LI FATE USCIRE? QUANDO? E ora tocca al Milano Film Fest e al Taormina Film Fest!
Il MI AMI ha compiuto vent’anni e resta un “Miracolo A Milano”. Tre giorni all’Idroscalo che si chiudono con Cosmo che suona all’alba della domenica, davanti a chi non è andato a dormire: se non è un miracolo questo…
Notizia fresca fresca per l’editoria italiana: Feltrinelli entra ne Il Saggiatore. Come scrive IlSole24Ore, continua il risiko dell’editoria.
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📌 Ci siamo cascati di nuovo
Nella scorsa newsletter vi avevamo raccontato di questo nostro piccolo side project: incontrarci dal vivo con una parte della community di SALT per parlare di libri.
E niente, ci siamo ricascati.
Anche il secondo appuntamento ci è piaciuto moltissimo!
Questa volta ci siamo visti in Santeria Paladini, a Milano, e per qualche ora è successa una cosa semplice ma sempre più rara: sederci intorno a un tavolo, tirare fuori libri, parlarne davvero, ascoltarci, lasciare che una lettura portasse a un’altra, e poi a un ricordo, e poi a una digressione, e poi a un entusiasmo improvviso.
Non è un book club classico, e forse è proprio questo il bello.
A noi questi incontri stanno piacendo per una ragione: non sembrano “eventi” costruiti. Non lo sembrano, in effetti, perché non lo sono. E in un tempo in cui ogni cosa deve avere una forma, una resa, una spendibilità, ritrovarsi così - “solo” per parlare di libri, con calma, senza performance - ci sembra già una piccola forma di felicità.
Di che libri abbiamo parlato questa volta?
Vi lasciamo qui sotto una lista inevitabilmente incompleta dei titoli emersi durante la serata:
Ho paura torero, Pedro Lemebel | Feltrinelli
Il deserto, Jorge Barón Biza | La Nuova Frontiera
Demon Copperhead, Barbara Kingsolver | Neri Pozza
L’educazione, Tara Westover | Feltrinelli
Una vita come tante, Hanya Yanagihara | Sellerio
Lo sbilico, Alcide Pierantozzi | Einaudi
Storia di mia vita, Janek Gorczyca | Sellerio
Dimenticato re Gudù, Ana María Matute | Safarà Editore
Kolchoz, Emmanuel Carrère | Adelphi
L’isola di Arturo, Elsa Morante | Einaudi
Il mondo deve sapere, Michela Murgia | Einaudi
L’arte della gioia, Goliarda Sapienza | Einaudi
Che ne dite? Ne avete letto qualcuno? Ce n’è uno che vi chiama particolarmente?
Noi, nel dubbio, continuiamo a pensare che prima o poi questo mini esperimento ci sfuggirà di mano e diventerà qualcosa di ancora più bello. Per ora, però, ci godiamo così com’è: raccolto, curato, piccolo il giusto.
E continuiamo a raccontarvelo.
🎈🎈🎈
📌 Una buona notizia
Alaa Faraji è tornato in libertà!
Vi avevamo parlato della sua storia qui.
Una condanna definitiva con l’accusa di essere uno scafista. Un ragazzo libico, in realtà, che sognava un futuro migliore. Che aveva un sogno. Un sogno che si è infranto contro gli scogli di un certo legiferare folle e populista che contraddistingue la recente propaganda xenofoba che permea parte della politica di questo Paese.
Anni di battaglie. Ricerche. Richieste. Poi, a Natale 2025, la grazia parziale da parte di Sergio Mattarella e - ora - finalmente l’ok alla revisione del processo. Così Alaa può tornare in libertà.
La sua storia, raccontata in Perché ero ragazzo (Sellerio), grazie anche al grande lavoro di Alessandra Sciurba, è e resterà sempre un monito da leggere.
Un libro che insegna perché dietro ogni forma di propaganda si nasconde una realtà fatta di persone come noi, nate semplicemente dalla parte sbagliata del mare.
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📌 Cosa stiamo guardando?
OVVIAMENTE la nuova serie di Zerocalcare, Due spicci, su Netflix.
È Zero in purezza, in grado di alzare l’asticella (e l’età) delle esperienze vissute e inserendo personaggi che arrivano da diversi fumetti (Scheletri, per esempio).
Ci piace? Ci piace assai. Ma soprattutto ci piace ragionare su quello che è successo la settimana scorsa, nel caso qualcuno se lo fosse perso: un fumettista (cioè i disegnetti, raga) che fa tre serie Netflix; e per presentare l’ultima serie RIEMPIE IL CIRCO MASSIMO di Roma. Per chi vive altrove, il Circo Massimo è dove si festeggiano gli scudetti della Roma. Una roba senza senso, mai vista.
Zero è davvero una forza della natura e un fenomeno per noi italiani totalmente nuovo e difficile da incasellare. E noi siamo felicissimi per lui (anche perché lo seguiamo dalla primissima ora). DAJE!
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Grazie di cuore a chi ci dà una mano a tenere vivo tutto questo ❤️
📌 Consigli di trascurabile utilità
Sound: Non ti riconosco più, di Giancane (già a palla, sì)
Action: King Marracash, Pippo Mezzapesa
Literature: Kolchoz, Emmanuel Carrère
Trip: NAMA Summer festival dal 12 giugno (al NAMA, ovviamente!)





